Ammarasti all’acque ogni declivio

Ammarasti all’acque ogni declivio
terrazzato di vigne e di borgarci
e il serpentino d’erodersi dell’onde
fu quel ricamo del cielo al mare
che segna d’umido le vene all’infinito
e le palpita d’un cuore che vi nuota
francesconigri©26092016
Manarola, Cinque Terre

Bianco e blu

Con te
tutto è bianco e blu
di tutti i toni salmastri d’onde
che sfumano di profumi in vista 
l’inspirarsi al più profondo
quell’immenso che s’infinita
 
francesconigri©agosto2016

Se ‘sì m’affolli

Se 'sì m'affolli - Francesco Nigri
Se ‘sì m’affolli – Francesco Nigri

Se ‘sì m’affolli
di carene in baia
traversandomi di specchio
e alla fonda più sensando i porti
quest’acque salano il cielo ai ruderi e
più mi colmo del tuo solcarmi
più ti colmo di conca in gocce
e il fuso dei tempi al tempo
è prora di mura all’onde

francesconigri©allrightsreserved

Il poeta è cosmico

Il poeta scrive di sé, della sua anima, del suo cuore. Scrive della strada e per la strada che percorre. Scrive per mettere un paletto alla sua crescita interiore o alla sua difficoltà di crescere. Scrive per scattare un’istantanea di ciò che è e che di lì a poco sarà stato. Scrive per dipingere un quadro, abbozzare un disegno, strappare uno scarabocchio di ciò che visivamente si può rendere musica solo con le parole del cuore. Gli serve per quando risosta, per quando torna a ripensare alla direzione del suo cammino, per quando vive la gioia e ricorda il dolore e per quando vive il dolore e ricorda la gioia. In questo scrivere di sé il poeta scrive per l’altro. Scrive per chi ama, scrive per chi non ama. Scrive perché l’altro possa con lui crescere e assaporare nelle proprie soste ciò che anche il poeta ha vissuto. Il poeta condivide perché l’altro possa cogliere ciò che lui ha colto. E quando l’altro, che per il poeta è un altro sé, offre riscontro, il poeta si espande ed espande sempre più la propria scrittura. Si espande di cuore nel cuore, si espande lessicalmente facendo musica, si espande geograficamente, si espande nelle pieghe della storia. Il riscontro per il poeta è occasione di ulteriore crescita interiore. Per questo il poeta non vuole emergere. Non cerca adulazione. E’ riservato. E non è un esteta, non rincorre l’aulico vuoto e vano. Non cerca i complimenti inutili o la pubblicità a tutti i costi. Sa che di poesia non si vive nella vita reale ma sa che nulla nella vita reale vale più d’un mondo fatto poesia. Il poeta ha necessità interiore di espandersi in osmosi con l’altro. Il poeta è cosmico. Togliere al poeta la possibilità di confronto con l’altro è uccidere un’anima che vuole essere cuore.

francesco nigri

Ti auguro il sogno dell’impossibile

Ti auguro il sogno dell’impossibile
perchè come del mare alla sua sabbia
sia culla l’immenso alla tua terra
e il suo profumo faccia della pelle
spuma di battigia che ti orma

Nell’umido alla riva trovi il pianto
o il succo di cielo che bagna il sale
è quando salti delle impensate ali
una luna vale la palla persa e tra
le mani s’ape il miele del fare

Amaro il calice dell’alga che t’ammara
più d’uno stanco ed imminente tramonto
irrita di nausea lo sguardo all’oltre
ma se sei battito in cuore di bambino
sorridi e più disarmi ogni arcobaleno

E dov’è pioggia per te è bagno in danza
sei abbraccio a sfida ardita del domani
dove il tutto a sconfitta sembra volto
sei lama di guerriero e sottile ami
e non conosci il sangue ma solo il giusto

Se nubi o fulmini ti fan congiura
per tempestarti le palette ed i castelli
sai che la sabbia è sempre del granello
e il genio dell’anima sa che il poco
pesa del vento che si fa spirito

E se quel vento scoprirà il tuo nudo
sino al povero d’ogni foglia o rete
le stagioni carezzeranno il tempo
e il possibile scriverà alle tue rughe
il rivolo che fa poesia del nulla

E così t’auguro l’impossibile amare
come questa terra del cielo s’orla
sia sussulto il ricamo d’oggi pieno
quello che freme il cuore nel suo cuore
e parla e saliva dell’interminabile

francesconigri©allrightsreserved

Di mare e cielo

Quelli come noi camminano nudi
pelle di sguardo e cuore di sangue
e non c’è vicolo nè via nè piazza
che non sia costa di lembo ed orma

Nel passo prossimo s’affretta il fiato
è quell’alito che ne muove l’aquilone
anche quando il vento non spira d’ali
e l’amaro è nella corda tesa tra le mani

Quelli come noi hanno succo di spuma
tra rughe di salmastro e d’onde asciutte
e non c’è sudario che non gli sia camicia
come lino che s’impiega e si fa seta e lana

D’abitare il vivere si fa cammino il piede
più d’ogni casa o patria o scoglio o secca
e basta una parete d’attimo di meridiana
per far pure d’un pianto murales d’assolato

Quelli come noi conoscono la sabbia
di polvere e di fango fanno fine e spesso
un sorriso sempre per un castello in riva
nel gioco della vita che lava e ti risponda

L’inciampo è pietra che al tempo più si sgretola
deposita nel vento i vetri rotti e dà cime nuove
e quelli come noi conoscono il sentiero irto
del capo chino del viandante da mare a monte

Quelli come noi sanno piangere di pioggia
e sanno ridere del raggio di persiana prima
poi chiedere scusa alla storia quando è giorno
ed espandere la notte di candela accesa

Perchè quelli come noi e potrei sbagliarmi
dopo aver sbagliato tanto e ancora sfibra l’ora
conoscono quella carezza del dito azzurro
e non ne tocca il manto chi macina di ruota

Ruota e rigira il tempo sulla strada del miracolo
è mola d’olio a sapori semplici e fruttati
e quelli come noi fanno tavola lì dove s’ama
una briciola un pò d’olio e canta l’anima dipinta

Se serbano un amore lo cullano di cure
se incrociano un dolore lo curano in riserbo
se vi s’infrange l’odio lo consegnano alle onde
giudizio indifferenza e spalle alle risacche morte

Perchè quelli come noi hanno il più vasto mare
quello che ha sempre i suoi orizzonti d’alba in cielo
e chi ne ha amato il suo mattino ricorda la sua estate
e chi la notte quella luna d’una primavera in bacio
perchè quelli come noi amano davvero

ed amano di mare e cielo

francesconigri©allrightsreserved