La poesia italiana contemporanea nell’epoca dei social network
Appunti di Cosmica Poesia
La poesia ha sempre cercato un luogo nel quale accadere.
È stata voce prima ancora di essere pagina, memoria affidata al ritmo, manoscritto, libro, lettura pubblica, incontro. Ogni epoca le ha consegnato uno spazio e, insieme allo spazio, una diversa relazione con chi legge.
Il nostro tempo le ha consegnato anche uno schermo.
Non è un passaggio secondario. I social network non rappresentano soltanto un nuovo mezzo attraverso il quale pubblicare poesia. Hanno modificato il tempo della lettura, la modalità dell’incontro, la percezione dell’autore e persino il rapporto tra parola poetica e riconoscimento pubblico.
La questione, allora, non è stabilire se la poesia debba stare o meno sui social. La poesia vi è già. Occorre piuttosto domandarsi cosa accada alla Poesia quando entra in un luogo costruito per la velocità.
Dalla pagina allo scorrimento
Il libro chiede una scelta. Lo si prende, lo si apre, si entra nel suo spazio. Anche quando la lettura dura pochi minuti, esiste un gesto preliminare che separa quel tempo dal resto.
Nel social network avviene quasi il contrario. La poesia compare. Scorre tra una fotografia, una notizia, una pubblicità, un video, una polemica, il racconto privato di qualcuno. Non è necessariamente cercata. Può essere incontrata per caso e proprio questa possibilità costituisce una delle grandi opportunità offerte dalla comunicazione digitale.
Una persona, che non entrerebbe in libreria per acquistare una raccolta poetica, può fermarsi davanti a quattro versi. Può leggerli. Può riconoscervi qualcosa di sé. Può cercare l’autore e arrivare, successivamente, al libro.
Sarebbe miope negare il valore di questa possibilità.
Allo stesso tempo, però, il luogo nel quale la poesia viene incontrata possiede regole proprie. Lo scorrimento premia ciò che riesce a fermarlo rapidamente. La piattaforma misura reazioni, permanenza, condivisioni, commenti. Il linguaggio poetico entra quindi in uno spazio nel quale l’attenzione è continuamente contesa.
Ed è qui che comincia il problema più interessante.
Quando il verso incontra l’algoritmo
Un algoritmo non conosce la poesia. Conosce comportamenti. Registra che qualcuno si è fermato, ha condiviso, salvato, commentato, abbandonato. Può contribuire enormemente alla diffusione di un testo, ma non possiede uno strumento per distinguere la profondità di un verso dalla sua immediata capacità di provocare una reazione.
Questa differenza è fondamentale.
Il successo numerico di una poesia sui social dice qualcosa sulla sua circolazione, non necessariamente sul suo valore poetico.
Migliaia di apprezzamenti non trasformano automaticamente una frase in poesia, così come poche interazioni non sottraggono valore a un testo complesso.
La storia della letteratura dovrebbe averci insegnato quanto sia pericoloso sovrapporre il consenso alla qualità. Il digitale rende questa sovrapposizione ancora più seducente perché la quantifica: mette accanto alle parole un numero. E il numero sembra oggettivo.
Non lo è, almeno non nel giudizio poetico. Misura una risposta all’interno di determinate condizioni di distribuzione. Non misura la capacità di una parola di attraversare il tempo.
La tentazione della poesia immediata
Il social network possiede una grammatica implicita: brevità, riconoscibilità, immediatezza.
La poesia può essere breve. Lo è stata magnificamente molto prima dell’invenzione di Instagram o Facebook. Il problema non è dunque la brevità.
Il problema nasce quando la brevità diventa semplificazione necessaria per ottenere consenso.
Un verso può essere immediato e profondissimo. Può anche essere oscuro e vuoto. Non esiste un’equazione tra difficoltà e valore, come non ne esiste una tra semplicità e banalità.
Eppure la struttura dei social favorisce facilmente una parola che si comprende nell’istante, che può essere isolata dal testo, trasformata in immagine, condivisa senza bisogno di ciò che viene prima o dopo.
Nasce così il rischio della frase che assume l’aspetto esteriore della poesia.
Una disposizione grafica, qualche interruzione di verso, un sentimento universalmente riconoscibile possono produrre un oggetto comunicativo molto efficace. Ma l’efficacia comunicativa e la scrittura poetica non sono necessariamente la stessa cosa.
Qui ritorna una convinzione che accompagna la mia ricerca: tutto è poesia, ma non tutto è Poesia.
La distinzione diventa ancora più necessaria proprio nel luogo in cui ogni parola può essere pubblicata e immediatamente presentata come tale.
Il poeta è diventato anche editore di se stesso
Un cambiamento altrettanto importante riguarda l’autore. Per molto tempo tra poeta e lettore sono esistite numerose mediazioni: editori, critici, riviste letterarie, giornali, premi, circoli culturali. Alcune hanno esercitato una funzione importante, altre hanno prodotto chiusure, appartenenze e sistemi autoreferenziali.
I social hanno incrinato questa struttura. Oggi un poeta può raggiungere direttamente migliaia di persone senza attendere che qualcuno gli conceda uno spazio. È una conquista.
La possibilità di pubblicare autonomamente ha aperto porte che prima potevano rimanere chiuse non soltanto per ragioni qualitative. Ha permesso l’emersione di voci lontane dai tradizionali centri culturali, ha facilitato incontri internazionali, traduzioni, collaborazioni e comunità poetiche che la distanza geografica avrebbe reso più difficili.
Ma la libertà dalla mediazione porta con sé una responsabilità nuova: essere pubblicabili non significa essere pronti per essere pubblicati.
Il poeta diventa anche il primo lettore critico di sé stesso. E questa funzione è molto più difficile di quanto possa sembrare.
Il poeta e il proprio personaggio digitale
Esiste poi una trasformazione ancora più sottile. Sui social non circola soltanto l’opera. Circola l’autore.
Il volto, le opinioni, le fotografie, le presentazioni, la quotidianità, le relazioni, il numero dei seguaci finiscono per comporre un’identità pubblica che può diventare quasi inseparabile dalla scrittura.
La visibilità dell’autore può aiutare la poesia a essere conosciuta. Sarebbe ingenuo negarlo.
Il rischio nasce quando il processo si capovolge e la poesia diventa uno degli strumenti attraverso i quali alimentare la visibilità dell’autore.
Sono due movimenti apparentemente simili, ma profondamente diversi. Nel primo caso comunico perché una poesia possa incontrare qualcuno. Nel secondo produco continuamente qualcosa perché qualcuno continui a incontrare me.
È una frontiera fragile, soprattutto perché i social chiedono presenza costante. Il silenzio, che nella scrittura può essere fertile, nella logica delle piattaforme viene facilmente interpretato come assenza.
Ma un poeta ha anche bisogno di scomparire. Di non pubblicare. Di lasciare che una parola maturi senza sapere ancora quanti la leggeranno.
La poesia come immagine
Il digitale ha inoltre rafforzato il rapporto tra poesia e linguaggio visivo.
Un verso oggi può vivere dentro una fotografia, una composizione grafica, un video, una voce, un’opera visiva. Questa contaminazione può essere straordinariamente fertile quando l’immagine non si limita a decorare la parola.
L’immagine migliore non dovrebbe spiegare il verso. Dovrebbe aprire un altro luogo del verso.
Quando il visual rappresenta letteralmente ciò che la poesia dice, rischia di chiuderne l’immaginazione: se il poeta scrive mare e io mostro semplicemente un mare, ho aggiunto poco. Se invece il linguaggio visivo individua la tensione nascosta della poesia e genera una metafora autonoma, parola e immagine possono amplificarsi reciprocamente.
Il social network, da questo punto di vista, può diventare un laboratorio interessante di linguaggi contemporanei. Purché la poesia non venga ridotta a didascalia dell’immagine e l’immagine non diventi una semplice confezione della poesia.
Una comunità che prima non esisteva così
Sarebbe ingiusto osservare soltanto i rischi. La rete ha restituito alla poesia anche qualcosa di antico: la relazione.
Autori geograficamente lontanissimi possono leggersi quotidianamente. Una poesia scritta a Parma può essere letta pochi secondi dopo a Caracas, Buenos Aires, Madrid o Tokyo. Una voce può attraversare confini senza attendere distribuzioni editoriali, spedizioni o occasioni ufficiali.
La poesia torna così, paradossalmente attraverso la tecnologia, a essere vicina alla propria origine comunitaria.
Si legge, si risponde, si condivide, talvolta si traduce. Nascono incontri reali da relazioni iniziate nello spazio digitale.
Questo è uno dei punti nei quali il social network smette di essere soltanto uno strumento e diventa un nuovo territorio culturale. Come ogni territorio, produce bellezza e rumore.
Sta a noi imparare a distinguerli.
La velocità non deve diventare la misura della parola
La poesia contemporanea non ha bisogno di fuggire dai social network. Ha bisogno di non consegnarsi interamente alla loro logica.
Può utilizzare la velocità senza diventare frettolosa. Può cercare lettori senza inseguire il consenso. Può essere visibile senza trasformare il poeta in personaggio. Può incontrare l’immagine senza diventarne didascalia. Può abitare un algoritmo senza permettere che sia l’algoritmo a decidere come debba essere scritta.
Soprattutto può ricordarci che il tempo della pubblicazione e il tempo della poesia non coincidono.
Un post può esaurire la propria circolazione in poche ore. Un verso può aspettare anni prima di trovare il proprio lettore.
È probabilmente questa la contraddizione più affascinante della poesia nell’epoca dei social network: affidiamo a uno dei mezzi più veloci mai costruiti dall’uomo una parola che, quando è davvero Poesia, continua a chiedere lentezza.
Lo schermo scorre. La Poesia, quando accade, resta.
Francesco Nigri
Francesco Nigri è poeta, scrittore, saggista e promotore culturale italiano. È autore del sito ufficiale francesconigri.it e del progetto letterario Cosmica Poesia, fondatore e direttore del portale artistico-letterario Kosmikós.info e cofondatore dell’Associazione Culturale Internazionale HEFRA APS. Le sue opere hanno ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali e sono al centro di reading, spettacoli teatrali e iniziative culturali in Italia e all’estero.
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Biografia ufficiale di Francesco Nigri;
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